“E andava diritto al cuore”, Chiara Grattoni

E ANDAVA DIRITTO AL CUORE
di Chiara Grattoni

Aveva molti aspetti la personalità di Giancarlo: la serietà, l’impegno sociale, il senso della giustizia, la determinazione. Tutte qualità che hanno contribuito a segnare il percorso della sua vicenda personale facendo di lui un simbolo. Ma aveva anche la leggerezza, la gioia delle piccole cose, i momenti di spensieratezza, l’ironia, la capacità di trovare l’aspetto divertente anche nelle situazioni più serie.
E il piacere di ridere. Le sue risate sono come lampi di luce nella memoria.
Aveva la capacità di guardare all’essenziale, smontava in un attimo le inutili sovrastrutture e l’enfasi senza sostanza. Il piacere era una priorità: il piacere di incontrare una bella persona, di andare in un bel posto, di mangiare una cosa buona.
Non credo che tutto questo dipendesse dalla giovane età, penso fossero lati costitutivi del suo carattere. Forse aveva già capito che cosa conta.
Non amava i pericoli e i rischi che giudicava inutili: era impensabile per lui salire a piedi sul vulcano Stromboli; però era ardito, anche spericolato se lo riteneva necessario: il coraggio per addentrarsi nel Quadrilatero delle carceri ce l’aveva.
E poi c’era l’antipatia per gli obblighi, per le convenzioni, per le cose noiose, che tolgono spontaneità ed energia. Non gli piaceva che si dicesse la stessa cosa due volte.
Era senza pregiudizi, senza giudizi. Molto libero.
E andava dritto al cuore.
Continuo a pensarlo come una persona fuori dal comune. Per questo sentiamo ancora il dolore per la sua assenza e abbiamo il desiderio di ricordarlo per sempre.