Giancarlo Siani
L’agguato

Il concerto di Vasco Rossi

“Vieni anche tu al concerto di Vasco Rossi domani sera?” “No, non mi va”. “Allora ci vado con un amico”. Giancarlo lascia Daniela, la sua ragazza, sull’uscio di casa a vico Equense. Un bacio e via, alla volta di Napoli sulla sua Mehari. Il giorno dopo è lunedì e sarà un’altra lunga giornata di lavoro.
Ma Giancarlo Siani a quel concerto di Vasco Rossi non ci arriverà mai. La sua giovane vita viene spezzata la sera del 23 settembre 1985 in piazza Leonardo, al Vomero proprio davanti casa sua e quelle emozioni, le note di una canzone resteranno per sempre imprigionate dentro la mente di un giovane che aveva ancora tutta la vita davanti.

L’agguato

I killer sono due. Si appostano in un auto nei pressi di Piazza Leonardo, dopo aver attraversato le affollate strade del Vomero. Sanno che nel trambusto caotico della zona difficilmente verranno notati. Hanno studiato le abitudini di Giancarlo. Deve tornare dalla redazione di Napoli. Sta sostituendo un collega in ferie. Sanno che rientrerà a casa verso le 21,00, dopo aver chiuso la pagina di cronaca. La serata è tiepida. Ideale per andare ad un concerto. Giancarlo ha i biglietti per vedere Vasco Rossi. Torna a casa più in fretta che può. Al Vomero c’è tanta gente per le strade. Anche i bar e i locali della movida sono affollati di giovani che sfoggiano la fresca abbronzatura conquistata al mare d’estate. Il ragazzo passa veloce salutando giusto qualche amico. “Eccolo, è lui. Tieniti pronto”. I suoi aguzzini lo vedono arrivare. Giancarlo va veloce con la sua Mehari, ma non sa che sta correndo incontro alla morte. È un bersaglio facile. È quasi davanti ai suoi carnefici. “Spara! Spara!”, grida uno di loro. Giancarlo è colto di sorpresa. L’auto va da sola. Per pochi metri. Si ferma proprio sotto casa sua.“Spara! Spara ’sto bastardo”.

Un sogno spezzato

Gli ultimi due colpi quando l’auto si ferma. Giancarlo china la testa verso la spalla sinistra e forse non si accorge che la vita è ormai fuggita via, lasciandolo solo in mezzo all’odore acre della polvere da sparo, in mezzo ad una tempesta di grida e lacrime che egli non potrà più udire. I killer fuggono. È stato facile. Sono bastati otto colpi di pistola per ammazzarlo e portare via i sogni di un ragazzo di ventisei.