LA MEHARI

Il volante di una Citroën Méhari verde è l’ultimo oggetto su cui Giancarlo Siani ha posato le mani prima di essere assassinato dalla camorra la sera del 23 settembre 1985, a Napoli, nel quartiere Vomero, a pochi passi da casa sua. Nella sua esilità – spoglia, scoperta, senza sportelli né tetto – suggerisce l’enormità dello scontro sostenuto da quel giornalista-ragazzino di 26 anni che sfidò, forse nell’inconsapevolezza, a petto nudo i clan, svelandone i segreti, raccontandoli dal di dentro, esortando e sollecitando con i suoi articoli e parole la coscienza della gente. Da allora quell’auto è diventata “La Mehari”, un simbolo e un gancio della memoria, la sintesi perfetta del sacrificio quotidiano di donne e uomini impegnati nella difesa della legalità, a volte anche a costo della vita.
In Italia negli ultimi cinquant’anni si contano 28 vittime tra giornalisti e operatori dell’informazione. Senza dimenticare le migliaia di vittime innocenti di mafie, terrorismo e criminalità, con il caso emblematico della Campania che ne conta quasi 500. Un’ecatombe di proporzioni impressionanti.

La magia di Fortapàsc

Giancarlo fu ucciso perché faceva seriamente il suo mestiere. Giornalista precario per il quotidiano «Il Mattino», raccontava la verità. Il film Fortapàsc di Marco Risi ha avuto il merito non solo di raccontare la vicenda personale di Giancarlo, ma anche di trasformarla in storia collettiva. Prima della realizzazione del film, per una serie di coincidenze, la Méhari di Giancarlo fu ritrovata in Sicilia. Era stata acquistata a un’asta giudiziaria e lasciata in una campagna con tanto di terriccio e galline. Bastò riverniciarla, cambiare candele, batteria e olio al motore per rimetterla in moto. A volte il destino è un po’ come il vento, trascina… E così, nella pellicola, la Méhari compare come un potente simbolo della memoria. Oggi, toccare quell’auto, conoscerne la storia, seguirne i percorsi è una straordinaria porta d’accesso sensoriale e di coscienza.

La testimonianza che vive

La Méhari rappresenta il tributo di sangue per la libertà. Non c’è più lo spazio/tempo: ci sono i gesti, le azioni, l’impegno, che diventano alimento di democrazia. La Méhari è corpo e cuore. Accende emozioni, ricordi e suscita passione civile. Da questa profonda convinzione nasce “In viaggio con la Mehari” – un progetto di comunicazione e sensibilizzazione promosso da Fondazione Polis, Libera, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e “Ossigeno per l’Informazione”; con il sostegno di Regione Campania e Comune di Napoli – con la volontà e l’impegno forte di riconnettere le storie di resistenza civile delle nostre città, delle nostre regioni, dei nostri territori martoriati e offesi per portare “fuori” i sedimenti che trovano proprio nella vicenda tragica di Giancarlo una sintesi, un monito, una potenza evocativa e narrativa. Questo linguaggio universale fatto soprattutto di gesti e simboli contro il sopruso e la barbarie è una testimonianza che vive.

In viaggio con la Mehari

Ventotto anni dopo, il motore della Méhari si riaccende. L’auto di Giancarlo riparte da dove la mano assassina, il 23 settembre del 1985, l’aveva tragicamente fermata.
La Méhari torna a percorrere le strade di Napoli con una staffetta, un modo per condividere un percorso collettivo, un riconciliarsi con la città, un mettere a disposizione dell’Italia e del mondo un vissuto. Un viaggio dentro i luoghi della memoria per rievocare e riassorbire la realtà, quella che Giancarlo e tantissimi come lui raccontavano e raccontano “armati” solo di taccuino e una biro. Da Napoli, la città simbolo di contraddizioni ma anche di esempi di grandi eroismi e testimonianze civili, sorge, qui, al Palazzo delle Arti di Napoli, attorno alla Mehari di Giancarlo Siani, la Sala della Memoria, che raccoglie i nomi dei 28 giornalisti italiani uccisi dal dopoguerra ad oggi e i nomi delle 500 vittime innocenti di mafie, terrorismo e criminalità, in Campania,

La testimonianza che vive

Le iniziative realizzate nella giornata del 28° anniversario dell’uccisione di Giancarlo, il 23 settembre 2013, e nei giorni seguenti presso la sede del “ Mattino” e presso il Palazzo delle Arti di Napoli, no 15 ottobre 2013, con rappresentanti della cultura e dell’antimafia, hanno suscitato il forte interesse dei più alti livelli istituzionali nazionali ed europei, che hanno invitato la Fondazione Polis della Regione Campania a promuovere una serie di incontri sui temi del progetto.
La Méhari è stata quindi esposta: il 23 novembre 2013 al Duomo di Napoli; il 26 e 27 novembre 2013 alla Camera dei Deputati; il 28 e 29 novembre 2013 al Senato della Repubblica; il 30 novembre 2013 al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri; dal 3 al 5 dicembre 2013 al Parlamento Europeo a Bruxelles.
Successivamente, di particolare significato è stato il “Viaggio Legale” in Emilia Romagna della Mehari, un progetto di sensibilizzazione promosso da Cgil Emilia Romagna, Filt-Cgil, Caraco’, Libera, Comitato IoLotto, CNA Fita e sostenuto dalla Fondazione Polis della Regione Campania. Tante sono state le iniziative sui temi della legalità, del sostegno alle vittime dei reati violenti, dei beni confiscati e dei giornalisti minacciati realizzate da novembre 2016 a marzo 2017 nella regione in cui si è svolto Emilia, il più grande processo dedicato alle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia.